COME PESCI IN UN ACQUARIO
Luca pesenti

L’idea nasce da un mio ricordo d’infanzia, quando ad un’usuale festa paesana venne installata una piccola insaccatura nel porticciolo del lago circondata da enormi reti e riempita da una quantità esorbitante di trote, prigionire della “trappola”.
Il macabro divertimento si concentra nel pescare questi pesci affamati e senza vie di fuga all’interno di quel “limbo” apparentemente innocente ma che a mio parere offendeva il profondo equilibrio tra “preda” e “predatore”.
La riflessione allora sorge spontanea, e se fossimo proprio noi quei pesci?
Tormentati, schiacciati, “ipnotizzati” da esche di ogni tipo, trappole, reti da cui a volte par di non poter fuggire.
E forse non possiamo neppure veramente fuggire, perché forse è proprio la malsana società in cui viviamo la trappola più invisibile ed abilmente escogitata.
La mia sottile esperienza tuttavia insegna che non tutti i pesci abboccano sempre alla stessa esca, come mai?
Conoscono la trappola forse, o meglio, conoscono i rischi che ne potrebbero conseguire.
Ebbene si, la conoscenza è l’unica soluzione, un dono inalienabile in un mondo che ci educa da predatori quando in realtà siamo noi le prede designate da questi “silenziosi” cacciatori.
Enormi ami penderanno come pioggia dal cielo sopra il chiostro ed un enorme rete oscurerà la luce, provate ad essere voi i pesci per una volta, a volte si può abboccare certo, anzi, vi sprono a farlo.